Maratona del lago d’orta – Finalmente ancora Maratona

È lunedì mattina, finalmente il giorno della maratona è arrivato. Ho atteso questo momento da molto tempo ormai.

Sognavo di correre una maratona dopo la nascita di Noemi, la mia seconda figlia. Ormai da quando sono mamma considero la maratona come un regalo del post gravidanza ed erano mesi che mi allenavo per coronare ancora il sogno di arrivare al traguardo di una 42.

Inizialmente a Gennaio pensai a Milano, ma troppo presto l’appuntamento per arrivare preparata. Allora ho puntato la Maratona del Riso di Vercelli il 1 maggio. Una preparazione rocambolesca, con poco tempo a disposizione tra lavoro e famiglia. Non sono neanche riuscita a sfruttare le tapasciate, come facevo un tempo e che ahimè rimpiango tantissimo….ma pur di non far torto a nessuno, organizzo lunghi fino a quest’anno impensabili: tutti in autonomia ed in solitaria, con uscite all’alba. Dopo aver capito con il primo lungo che le borracce erano più un impedimento si passa alla seconda strategia: un unico ristoro a metà, con la collaborazione della mia famiglia che mi lasciava un thè pronto volante nel parcheggio di casa loro a Cislago. Tutto bene, fino ad un mese dall’appuntamento, quando fa ingresso quel dolore al ginocchio che da fisioterapista non posso certo ignorare. D’obbligo un fermo di 10 giorni con tutte le cure del caso e ritento un lungo a metà aprile. Ma niente da fare, dopo 17 km le gambe fanno fatica a rodare. Ormai mi sembrava ovvio che per il primo maggio mai avrei potuto tentare una maratona: troppo rischioso, avrei potuto pregiudicare seriamente il mio ginocchio.34558539_2147731202113874_7875405746530156544_o

È stato così che mi sono messa a cercare un’altra maratona da disputare prima dell’estate e mi sarei accontentata di tutto purchè in zona. Ed è così che sfogliando pagine e pagine di podismo mi imbatto finalmente nel volantino del QuadrOrtaThon: quattro maratone in quattro giorni dal 1 al 4 giugno tutte sullo scenario del Lago d’Orta con tempo limite di 8 ore: perfetto!

A me ne bastava una sola e quando ho letto che si poteva scegliere la formula singola e non necessariamente il pacchetto completo, sono stata contentissima. Solo un piccolo dettaglio: tutte e quattro le maratone prevedono un bel dislivello e la più panoramica interamente sul lago con altimetria più abbordabile è il 4 giugno, che è un lunedì. Era ormai diventata questione di principio: questa maratona s’adda fare! Giorno di ferie fissato e ad un mese di distanza, il primo maggio cambio l’iscrizione di Vercelli in una mezza maratona. Con rammarico quel giorno vedo partire gli atleti della maratona e un po’ li invidio…ma ad incoraggiarmi  sono le parole dello zio Stefano, che ancora ringrazio: ”a volte è più difficile dire no e rinunciare, piuttosto che correre lo stesso e farsi male”.

È stato così che ho concluso la mezza sotto le 2 ore, che solo 10 giorni prima sembrava impossibile. A distanza di una settimana la mezza del lago di Como con i suoi sali e scendi impegnativi diventa un ottimo allenamento ed ancora sotto le 2 ore..ed infine ad una settimana di distanza dal grande appuntamento, il giro del Lago di Varese: unico lungo che ho potuto correre sfruttando una tapasciata con i ristori.

A differenza delle altre gare fuori porta la poca distanza da Gozzano, partenza delle quattro maratone, ci fa prediligere per un’andata e ritorno in giornata. Ed è così che al lunedì mattina per la prima volta la sveglia suona, ma non per andare al lavoro. Ci mettiamo in viaggio per Gozzano e arriviamo alle 6.30 in punto al Lido sul lago. L’adrenalina già arriva, insieme anche alla preoccupazione. Sapevo che trattandosi di lunedì sarebbero stati meno i podisti iscritti e che ci sarebbe stato il rischio di rimanere sola. Approfitto subito dell’ora per prendere informazioni con gli organizzatori e difatti il presidente non tarda a spiegarmi il percorso: quasi interamente su asfalto con traffico automobilistico aperto, ma quasi tutto sul Lago, con ristori di sola acqua ogni 5 Km, un unico ristoro grosso al 35esimo km ed il percorso tracciato con frecce e bindelle a mo’ di tapasciata. Non mancano le raccomandazioni: si corre in fila indiana in senso contrario alle macchine ed attenzione ai Tir! Agostino era molto preoccupato e credo che ad un certo punto mi volesse dire: “ma chi ce l’ha fatto fare?”.

Alle 8 puntuali dopo la foto di rito del gruppo parte la maratona, con un manipolo di poco meno di 200 podisti. Non mi sembrava vero, era  surreale essere lì di lunedì mattina sulla spiaggia di Gozzano con un pettorale addosso. Al via si parte e subito la prima salita e l’ingresso sulla statale (che potremmo paragonarla alla nostra varesina).

Le facce degli automobilisti erano sorprese quando ci vedevano arrivare e sembrava davvero di essere quasi in un reality. Mentre tutti correvano per andare al lavoro, noi podisti controcorrente con tanto di pettorale, abbigliamento tecnico e barrette per la sussistenza, correvamo una maratona. Già immaginavo i clacson degli automobilisti, ma in realtà erano più stupiti che arrabbiati. Nonostante la strada fin da subito il panorama regala tante soddisfazioni: gli squarci mozzafiato sul lago, l’Isola Monastero ed il passaggio davanti a villa Crespi con all’interno il ristorante dello chef Canavacciolo. Senza accorgersi si arriva subito al primo ristoro che sembrava già una piccola oasi in mezzo al traffico e devo dire che pur di non rimanere da sola da quel momento in poi ho cercato di stare a “ruota” dei pochi che avevo davanti. Avevamo ormai fatto un gruppetto di circa 6 podisti e lasciata la statale trafficata siamo entrati nella meraviglia delle meraviglie della maratona: il suggestivo centro di Orta ed il passaggio sul promontorio, dove il lago era a meno di un metro dai nostri piedi, con alternanza di tratti di sterrato e pavè.

34396678_2147721765448151_6025028965196890112_oPoi si torna ancora su un tratto di statale, ma con da parte il Lago, con diversi sali-scendi fino all’arrivo ad Omegna dove il Garmin che ho portato con me, non tanto per cronometrarmi ma per non perdere l’orientamento dei km e quindi gestire le gambe,  mi dava il passaggio alla mezza. Purtroppo il gruppo si era ormai sfaldato e rimaniamo in 3 fino al 24esimo km dove inizia la salita e la pioggia, che aveva fatto ormai la sua comparsi da un’oretta, diventa abbondandante. Sapevo del dislivello ma non sapevo quanto sarebbe durato. Vedo la podista davanti a me camminare, l’affianco con l’intento di “scollinare” insieme la salita ma lei stessa mi invita ad andare. Dopo 4 km di salita finalmente si riprende la discesa. Ma i cartelli iniziano ad essere piegati dalla pioggia, quindi seguo le indicazioni un po’ titubante seguendo la sponda del Lago e chiedendo di tanto in tanto alla gente del posto se anche gli altri che mi precedevano eran passati di la’..non perchè la segnaletica non fosse chiara ma con quella pioggia volevo giusto averne la certezza..

Il tempo minaccioso e l’eco dei tuoni m’incalzava a non mollare, complice poi il tratto di discesa con un panorama mozzafiato: tanto verde intorno, profumo di bosco e legna. Non so cosa sia scattato ma arrivata al 32esimo km dove prevedevo la crisi sull’ennesimo tratto di salita ho tenuto, pensando che arrivata a Pella ci sarebbe stato il ristoro grosso. Ero sola ormai quando in prossimità del ristoro mi affianca un podista fuori gara che mi chiede: “sei la prima?”. Non avevo capito la domanda e mi ripete: “sei la prima donna?”. Tutto avrei immaginato, ma mai che in una maratona qualcuno mi chiedesse se ero la prima donna. “Non lo so”, ho risposto, “ma credo proprio di no”. Anche se infondo un po’ l’idea mi piaceva. Mancava poco ormai ed affronto l’ultima discesa con crampi ormai al limite. Arrivo al 39esimo Km e non credo ai miei occhi: tutto sterrato. Nelle altre maratone di città l’incitamento della folla aiuta ad arrivare, ma ieri lo spirito trail, che purtroppo è rimasto assopito in questi lunghi mesi, si è risvegliato ed è così che con le ultime energie e la pioggia battente mi godo il fango degli ultimi km.

34463907_2147728408780820_6652447374163574784_nDopo poco vedo lo stesso podista che avevo incontrato al ristoro che mi viene incontro e mi dice: “ è arrivata da poco la prima donna, tu Serena sei la seconda!”. Pensavo lo dicesse per consolarmi e gli rispondo “non mi sembra il momento di scherzare…ho i crampi…”. Quando ha visto che non ne avevo più mi ha fatto da lepre negli ultimo 300 mt. “Dai che è finita! Entra da quel cancello che sei arrivata!”. Era vero, ero arrivata chiudendo con un tempo che giudico di tutto rispetto: 4h e 14 minuti, arrivando seconda tra le donne.

All’arrivo trovo Agostino con le bimbe, che rimane sorpreso nel vedermi arrivare “così presto”. Ero contentissima dell’impresa, di questa maratona corsa con pochi intimi, senza competizione e con il solo scopo di divertirsi, una maratona corsa più di testa che di gambe, senza l’angoscia del cronometraggio. La pioggia purtroppo non ha permesso al resto della mia famiglia di godersi la giornata, il pic nic che avevamo previsto ed il tuffo nel lago. Così a malincuore decidiamo di ritornare quasi subito a casa, anche se mi sarebbe piaciuto chiudere la giornata con quell’atmosfera goliardica, aspettando l’arrivo di tutti fino all’ultimo runner.

Ma era già andata fin troppo bene con le piccole al seguito. E quindi dopo la doccia calda si torna a casa, portandomi dietro una medaglia più sudata delle altre ed il ricordo di una maratona speciale con quei piccoli ristori, piccole isole nel traffico, con volontari pazienti che hanno aspettato tutti i podisti prendendo non solo la pioggia ma probabilmente anche gli insulti da tutti gli automobilisti.

34394233_2147724165447911_1771106051714711552_oMi porto dietro tutte le facce dei podisti che ho incontrato, alcuni alla 4^maratona consecutiva, il podista che mi ha tirato sul finale, gli applausi della gente sul percorso che rimaneva sorpresa nel vederci passare, il panorama bellissimo sul lago d’Orta ed il divertimento che ho provato correndo, le belle sensazioni di fare qualcosa di diverso dal mondo un lunedì mattina di pioggia e non ultimo il bicchiere di birra, che ho confuso all’arrivo pensando che fossero sali. Forse se non ci fosse stata la pioggia il panorama sarebbe stato ancora più bello, ma questa volta è stata una benedizione per me.

Rimane per me questa voglia di correre ancora, di scoprire angoli di mondo come quello del Lago d’ Orta e adesso nel mio calendario, appuntamenti come questi, famiglia permettendo, non possono mancare…perchè come qualcuno ha già detto quando si finisce una maratona è come quando si partorisce: si pensa già al prossimo…e posso confermare!

 

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