Oggi ho vinto io!

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Più ci penso e più sembra un sogno l’impresa di domenica 22 marzo, ma poi guardo la medaglia e realizzo che è tutto vero. Quante volte mi sono avvicinata al personale ma poi sfumava tutto, chiedendomi dove potesse essere l’errore. Il primo obiettivo di ogni maratona è quello di finirla, ma quando se ne corrono un po’ si cerca di migliorarsi. Sembra scontato, ma non lo è. A questo proposito credo che siamo in tanti a raccontare sconfitte o fallimenti dopo mesi di preparazione. A volte fino all’ultimo non è detto che i programmi seguiti diano frutto: basta un’influenza, l’infortunio nelle ultime uscite, il meteo sfavorevole, la notte insonne alla vigilia della gara e l’elenco potrebbe continuare.
Nei mesi scorsi credo di aver corso con ogni condizione climatica: ripetute sotto l’acqua e la neve, una mezza con vento contrario a Novara, freddo e umidità a volontà. In uno dei miei ultimi allenamenti con vento contrario mi dicevo che tutti questi sforzi non potevano essere sprecati. Ho realizzato che potevo far bene a Roma durante l’ultima uscita lunga alla Forrest, corsa in buona parte insieme a Sebba alla tapasciata di Gerenzano. In tabella avevo 33-35 km ma quando il Garmin dava 35.5 ho deciso di allungare a 37. Cosa vuoi che sia un km e mezzo in più? Poi a 37, ho detto: perché non ancora un km? Quel giorno ho chiuso con 38 km e 200 mt e sentirsi dire poi da Agostino che neanche lui aveva mai corso un lungo così lungo, mi ha dato morale. Nell’ultima settimana quello che m’impensieriva era il meteo, ma avevo già deciso che qualunque fosse stato il clima avrei corso con pantaloncino e maglietta a manica corta.
Partiti da Milano il venerdì sentivo già l’adrenalina a fior di pelle e la cosa che più m’importava era di far bene.
Arrivati a Roma e sistemati nel B & B, la prima tappa é stata ai fori imperiali ed al Colosseo. Lì Agostino immortala la mia prima foto a braccia aperte nel gesto: “Roma ti farò vedere il vero Colosseo domenica”.
Il sabato mattina il primo appuntamento con il ritiro pettorale all’Eur ci fa scontrare con una delle pecche di questa maratona: la mancanza di indicazioni. Forse per i romani sarà scontato raggiungere il palazzo dei congressi, ma non lo è per stranieri e italiani fuori porta che si aspettavano un minimo di segnaletica all’uscita della metro. Il villaggio maratona di Roma è immenso, al punto che occupava 3 piani dell’intero palazzo, con stands di ogni tipo. Per il resto l’attesa e il caos sono stati ripagati dall’incontro con Fulvio Massini, con cui mi sono congratulata per la tabella e con Migidio Bourifa. Nel pomeriggio non abbiamo resistito alla passeggiata a Trastevere e piazza San Pietro, nonostante la logica richiedesse il riposo. In effetti verso sera accusavo un po’ di stanchezza ma in fondo non potevamo di certo rimanere chiusi tutto il giorno con tutte le bellezze di Roma da vedere! Per fortuna anche la piccola Anna ha tenuto duro negli spostamenti e dal suo passeggino si guardava attorno tra un sonnellino e una poppata. La sera i preparativi sono veloci più del solito, è tutto pronto: pettorale, calze, scarpe, borsa, creme scaldanti, fruttini.. L’ultima poppata di Anna, chiude la serata per tutti: crolliamo per la stanchezza ed io, sperando solo in una notte tranquilla, mi addormento con la mano di Anna attorno alle mie dita.

Anna sembra quasi aver capito ed il suo timido risveglio verso le 5.30 del mattino ci anticipa di qualche minuto la sveglia. Il tempo di realizzare che è ora di sbrigarsi e facciamo la scoperta: fuori piove! Ma magari poi smette, penso tra me e me. Ormai quel che è fatto è fatto. Dopo colazione puntiamo dritti al Colosseo ma la pioggia proprio non molla. Come da manuale, i vu compra si avvicinano propinandoci rimedi parapioggia e riusciamo a trattare per un poncho a 2 euro da indossare in griglia di partenza. Arrivati al Colosseo ripongo tutto nella borsa e saluto Anna e Agostino un po’ trepidante. Sapevo della logistica un po’ lunga per entrare in griglia ma quest’anno si sono superati: come fanno 15000 podisti ad entrare da 2 soli cancelli?!? Alle 8.40 ero ancora fuori, in coda con i pace-makers per entrare.. Qualcuno dell’organizzazione si è accorto che i “palloncini” rischiavano di rimanere fuori ed hanno allargato le entrate. Giusto in tempo per arrivare in griglia qualche minuto prima dello sparo.
Sulle note del gladiatore parte lo start e non mi resta che dire a gran voce:” Roma, anche se oggi piove te faccio un c…o così”.
b40403140c8ee0a2b6641c634029a56eAll’inizio il “traffico” di gente è talmente fitto che non riesco a stare a ruota dei palloncini delle 4 ore, dove scorgo Daniele. Passando vicino al Circo Massimo, tra me e me penso che li vedrò andar via per l’ennesima volta e quasi sono demoralizzata. Corro un po’ a fatica: la pioggia, i continui slalom ed il taschino del pantaloncino colmo di fruttini e gel…inoltre acceleravo e poi frenavo per evitare le pozze d’acqua. Al secondo chilometro decido di far fuori il primo fruttino: inutile portarsi dietro quel peso, almeno inizio a far fuori un po’ di energia ed alleggerisco il taschino. Da subito gli zuccheri entrano in circolo ed il passo prende forma. D’altronde, saltando il riscaldamento, i primi km servivano proprio per rodare le gambe. Al quinto chilometro faccio fuori il secondo fruttino ed alleggerisco ancora un po’ il taschino ed il passaggio sui nastri di rilevamento mi fa pensare subito ad Agostino. Aveva promesso di seguire l’andamento della gara sul web, ed il primo tratto lento credo l’abbia un po’ deluso: lui che tanto sperava nel mio personal best! I km scorrono e la pioggia aumenta, mentre io passo davanti alla basilica di San Paolo e poi in un tratto un po’ fuori affronto i primi falsi piani. La media migliora ma i palloncini al 10 km sono sempre li davanti.. Non li prendo, non li prendo neanche stavolta, ma quanto tarellano?!? Il mio punto di riferimenti era il 18esimo km, dove sapevo che saremmo passati da piazza San Pietro e pensavo di far partire li il recupero. Poi senza pensarci più di tanto ho incominciato a fare un ritmo regolare e di botto al 15esimo km mi ritrovo in mezzo alle lepri delle 4 ore. Ma come ci sono finita? Hanno rallentato loro oppure ho accelerato io?!? Sento un tocco sulla spalla e mi ritrovo a fianco Daniele. Facciamo due chiacchiere sul passo da tenere ed io confesso che avevo in mente di stare fino al 20esimo km con loro. Poi però, intravvedo via della Conciliazione e le gambe giravano ormai da sole sul ritmo giusto. Dietro di me dei ragazzi iniziano a recitare il Padre Nostro ed io non posso che unirmi a loro avvicinandoci sempre più alla culla di San Pietro. Passa in un attimo e già voltato l’angolo si scorge Castel Sant’Angelo. Ormai ho preso il giusto passo e stavolta passo avanti io. Il fischietto dei pace incalza ed io mi sento ormai lanciata verso la mezza. Passo in 1 ora e 56! Ottimo, ma non starò esagerando? e se poi scoppio? Ricordavo che al 28esimo avrei trovato una salita ed allora mi impongo di arrivare li tranquilla ma con un buon passo. Dopo il 25esimo tanti iniziavano a camminare ed io mi sono accodata ad un gruppetto di spagnoli che si faceva strada. Passiamo vicino all’acquacetosa, alla Farnesina e si avvicina il salitone. Man mano facevo fuori gli integratori per arrivare ai 28 e non mi sbagliavo! Bella la salita! La strategia funziona: le gambe non sono affaticate e mentre gli altri si fermano io vado. Scollinata la salita non poteva che esserci la discesa che porta dritta dritta al 30esimo: ponte Milvio. Da li ricordavo che c’erano 2 rettilininei per poi tornare in centro. C’era molto traffico ed io per non sbagliarmi mi aggrego ad un ragazzo che spinge il passeggino, sicura che si sarebbe fatto largo tra i vari podisti. Anche questa volta la strategia funziona ed in men che non si dica ci ritroviamo al 33esimo. Mancano 9 km ed i doloretti fanno il loro ingresso. Adesso è solo testa!
Per fortuna arriva l’effetto pubblico ed io seguo a ruota quelli davanti. Ad un certo punto sento un gran clamore e mi ritrovo in una piazza; mi guardo attorno e mi viene spontaneo esclamare: ma questa é piazza Navona!! 35 km, manca ancora un po’.. Ma non sono finite le bellezze. Ecco piazza di Spagna ed in fondo, girato l’angolo, l’obelisco. Le gambe sono spossate ma quello che più m’infastidisce è tutto il bagnato che ho addosso: pantaloncini, maglietta, calze.. Sembra tutto pesante ma io non mollo. 39esimo km piazza del popolo, è quasi fatta ma non è finita. Poi al 40esimo sento qualcuno che mi dice ‘forza Sere!’, forse ho le allucinazioni perché non vedo Agostino. Qualcuno molla ed io stavolta ho deciso di non fermarmi. Al 41esimo si entra nell’ultimo tunnel e li non so se è stato panico o emozione, ma ho dovuto bere un sorso d’acqua per rimanere in piedi. Esco ed è tutta discesa. 2 curve e scorgo il Campidoglio, così grande e maestoso. Manca poco e da lontano vedo il timer. Volata finale e non ci credo ancora di essere arrivata prima delle 4 ore. 3ore e 52 minuti dice il mio garmin. Oggi ho vinto io!

Vado a ritirare la borsa e piove ancora. Non mi sembra vero che i volontari dell’assistenza attorno mi dicano che sono stata brava. Agostino non c’è ma credo che rimanere tutta la mattina sotto quella pioggia con il passeggino sarebbe stato impossibile. Accendo il telefono ed il primo messaggio è proprio il suo: sei stata grandissima! Per la prima volta sono stata all’altezza delle sue aspettative. Mi porto in albergo pian pianino, aggiungendo ancora un paio di km all’impresa. Ma arrivata al b&b mi chiedo: ma perché mio marito ha prenotato una stanza al terzo piano senza ascensore?? Forse voleva farsi quattro risate vedendomi arrancare sulle rampe!!?Ma la mia soddisfazione è stata prendere in braccio Anna e sapere che Agostino ha seguito ogni mio passaggio. Torno a casa vittoriosa ma soprattutto contenta di avere un marito che mi ha regalato questa maratona, che mi ha aiutata a prepararla e si è dedicato all’organizzazione (scale a parte). Non solo. Mi porto dietro il ricordo di questi mesi, le uscite attorno a casa nei sonnellini di Anna e la sua mano che mi stringe tutta la notte alla vigilia della Maratona! Grazie ai miei amori!

Serena

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