Oh mamma, i gradini…

IMG_8891Ci sono voluti tre anni per poter partire, ma perlomeno non mi sono ritirato…! E questa volta ho avuto proprio tutto quello che volevo: a casa tutti bene, sole tutto il giorno e avevo pure un amico. Il mitico Marco, quello della stanza del sale, trailer d’eccezione del quale ho potuto ammirare la schiena per i primi chilometri, per poi ritrovarlo felicemente all’arrivo.

Partiamo con ordine: sveglia alle 4 e un quarto del mattino, colazione più che abbondante che tanto oggi si smaltisce tutto quanto, parto alle 5 e mi trovo con Marco a Vicenza più o meno alle 7. Gimcana per trovare il parcheggio “Fogazzaro”, quindi arriviamo al ritiro pettorali che non c’è quasi nessuno. Merito dell’impeccabile organizzazione veneta, certo, ma anche della levataccia. Mentre mi preparo assaporo quell’atmosfera che già da sola mi appaga dei faticosi allenamenti; condividere quel momento con i campioni veri mi fa sentire parte di loro, è un po’ atleta oggi lo sono pure io. Ci dirigiamo in piazza dei Signori, acquisto di volata la vaselina, che mi ero scordato a casa e che mi cospargo furtivamente nelle parti più nascoste. Gli organizzatori ci richiamano all’ordine e ci chiedono di farci “chippare”, ma dovremmo spostarci nella parte di piazza all’ombra, e nessuno vuole essere il primo perché fa un po’ freddino. Caffè, coda e pisciatina, manca un quarto d’ora e lo speaker si sta incazzando. Entro in “gabbia”, conto alla rovescia….via. Corro forse tre chilometri, poi inizio il mio cammino che in poco tempo mi fa fare il vuoto…davanti, ed inizia la mia avventura solitaria.

Questa è stata forse l’esperienza più solitaria della mia carriera di ultrawalker. Sarà perché l’UTB è veloce per essere un ultratrail (5 km/h di media cone tempo limite), sarò io che me la voglio portare sulle spalle tutto solo questa fatica, ma devo dire che di parole ne ho scambiate poche, ‘sto giro. E sono contento così. Non ho potuto certo esimermi dal ringraziare tutti gli elementi dell’organizzazione che ho incrociato, ognuno dei quali mi ha dato una mano ed ha contribuito pertanto a far inserire il mio nome nella classifica di questo UTB 2015. Uno degli ultimi posti, è vero, eppure sono stato anche io uno di questi piccoli eroi, e penso di potermi sentire orgoglioso.
Chissà che cosa avrà pensato invece l’alpino che mi ha visto scendere l’ultima scalinata prima del traguardo, che ho pieraccionisticamente percorso esclamando “vaffanculo in tutte le lingue del mondo”… Ultimi 200 m in scatto per le fotografie…è finita! Come ogni volta, dall’apice del dolore passo al colmo della gioia…Credo che chi non corre non possa capire quello che si prova.
Ma perché invece che al trail running non mi appassiono al divano? Ci sta pure la Ferilli….

Antonio Beltempo

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