Maratonina di Busto by Serena

1a5ad240eb0b8c00fa41cad69de5492d9 novembre 2014, il ritorno ufficiale alle competitive..

E’ brutto chiamarle così, ma il mondo dello sport così definisce le corse con il chip. Per me sono tutte competitive e non allo stesso tempo: tapasciate, trail, mezze, maratone, cross…che differenza c’è, è sempre corsa allo stato puro. Questo novembre è stato ricco di appuntamenti e non solo: per me è stato sinonimo di grande ritorno. Il primo appuntamento è stato il 2 novembre con il trail delle terre di mezzo, ma per non offendere chi non si è risparmiato sulla lunga, la mia è stata una partecipazione in sordina: 14 Km tutti interamente su sterrato, senza neanche un km di pianura e tanta adrenalina per le discese tutto fango e bosco. Solo 14 km per me, per poter essere puntuale ad un altro appuntamento nel pomeriggio: il battesimo della piccola Anna.  Quei 14 km hanno lasciato però l’assaggio in bocca del trail e non vedo l’ora che si riapra la stagione per allungare su qualche percorso un po’ più impegnativo. Quello che aspettavo di più, non per estetica ma quanto più per affetto, era la mezza di Busto: la mezza più brutta più amata dai podisti dei dintorni. Perché questo amore per una gara così poco bella, con uno dei percorsi esteticamente più brutti? Molti sanno già che Busto è stata la mia prima competitiva, ma la ragione di questa mio attaccamento è che Busto è diventata ormai  testimone della mia autobiografia, della mia storia. In particolare racconta la mia nuova vita ogni volta che la corro. Nel 2010 ho esordito e ad accompagnarmi c’era Agostino, all’epoca eravamo solo fidanzati. L’anno successivo, 2011, è stato il test pre-maratona Nizza-Cannes mentre l’idea del matrimonio si faceva avanti. 2012 tagliamo il traguardo dei 2 mesi di matrimonio e nel 2013 il cuore di Anna già batteva dentro di me. 2014 a Busto siamo ormai in 3! Ecco come una corsa si trasforma nel diario della vita, a dimostrazione che non si corre solo con il chip, per  fare il tempo o per viaggiare. Credo che nei chilometri di corsa ci siano scritte le fatiche delle uscite, ma anche le nostre giornate personali. Sono contenta di essere così tanto affezionata a Busto, perché ogni anno è stato l’inizio di una vita nuova: la vita con Agostino e adesso con la nostra piccola Anna. È bello rivedere le foto scattate insieme e questa  volta è stato bello che ci fosse anche la nostra piccolina: dal ritiro dei pettorali al sabato, alla partenza della domenica. Così’ come immagino sarà bello poterle raccontare un giorno che in un anno lei c’è stata ben due volte.

La preparazione di questa mezza è stata la più particolare di tutte: per la prima volta mi sono ritrovata a far ripetute senza programmazione. A dare gli orari delle uscite è stata Anna e per stare nei tempi delle sue poppate, facendo chilometri, l’unico modo è stato quello di aumentare i ritmi. Nelle tapasciate domenicali soprattutto ho dovuto accelerare molto per rincasare in orario e quante volte mi sono ritrovata ad aumentare il ritmo proprio negli ultimi chilometri!! E così una teoria di allenamento diventa realtà grazie alla vita di mamma. Altro che appendere le scarpe al chiodo! La cosa bella è che la velocità è frutto di una motivazione che va al di là del personal best, perché a farmi correre più veloce è l’idea di tornare a casa prima per poter riabbracciare la mia bambina; e penso a lei mentre corro, perchè se arrivo a casa prima faccio contenta non solo lei, ma anche Agostino che mi aspetta per il cambio: è una vera e propria staffetta familiare…chissà mai che un giorno faremo così una staffetta in maratona.

Il 9 novembre è arrivato in fretta, quasi senza accorgermene, al punto che la mancanza di adrenalina non sapevo come interpretarla: incoscienza o abitudine? Persino il ritiro pettorale che generalmente è il primo passo verso il clima gara è passato quasi inosservato. Domenica al risveglio mi sono un po’ nascosta nell’atmosfera da tapasciona, ma senza trascurare i preparativi degni di una mezza: la spillatura del pettorale, il massaggio scaldante, il check borsa. Contrariamente agli altri anni, dove ormai la pioggia sembrava la protagonista di questo evento, quest’anno il meteo è stato clemente tanto da poter favorire l’abbigliamento pantaloncino e maglia a manica corta, nonostante il diluvio dei giorni precedenti. Alle 8.45 eravamo già nel parcheggio e prima di uscire fuori a scaldarmi assolvo al mio compito di neo-mamma: la poppata. Mai avrei immaginato di prendere parte ad una competizione includendo nel riscaldamento una colazione d’eccezione.  Nonostante il bis di Anna ho avuto anche il tempo di qualche allungo con un po’ di stretching  e solo quando sono entrata nelle retrovie della partenza ho capito che stava per succedere: tocca a me indossare il pettorale e tenere alto l’onore di famiglia.

Mi mancavano la musica, i garmin che si accendono, i palloncini che si schierano, l’arnica che avvolge l’aria, lo speaker che fa il conto alla rovescia: lì ho realizzato che non era un sogno e questa volta era vero. Attorno a  me tanti i podisti e tutti ci scambiavamo sguardi di comprensione più che di competizione.  Pochi secondi ancora per gli ultimi pensieri che attanagliano qualsiasi podista: avrò corso abbastanza? Come reagiranno le gambe? Parto piano o a chiodo? Vado in crescendo o ritmo costante? Ormai quel che è fatto è fatto, credo di aver fatto tutto quello che potevo. Un ultimo sguardo alle mie vecchie scarpe, con la tomaia al limite ed un buco sopra l’alluce: le mie vecchie asics, compagne di 2 maratone e di tanti chilometri di preparazione. Pochi attimi e finalmente lo sparo! Non mi importa  se i palloncini delle 2 ore sono molto avanti, non m’importa di partire tra gli ultimi, perché il bello è rimontare. In pochi secondi Il passaggio sotto l’arco, il suono dei chip, gli applausi della gente ed io che cerco il mio passeggino.   Quest’anno Busto ha sorpreso tutti con una novità: la partenza in rettilineo. Finalmente dopo anni e anni di zig-zag e partenze ad imbuto l’organizzazione ha modificato lo start, eliminando  quel primo  tratto per giunta pericoloso che non solo rallentava molto, ma spesso obbligava a vere e proprie acrobazie tra slalom e curve a gomito. Ho apprezzato molto questa partenza in linea, che mi ha permesso fin da subito di rodare bene le gambe. Per  la prima volta ho seguito totalmente le mie sensazioni e rimanevo sorpresa nel vedere la mia media a chilometro: 5.25-5.30. Pensavo che forse stavo andando già troppo forte, ma poi mi sono detta: “goditela fino in fondo, perché risparmiarsi? almeno avrò dato tutto!” Nel giro di 4 Km riprendo le pace maker delle 2 ore,  che erano quelle che avrei dovuto seguire. Sono stata con loro un paio di chilometri…poi ho deciso di alzare la posta: perché non puntare a stare sotto le 2 ore? Ho iniziato a stare avanti proprio in corrispondenza della zona industriale. Lì il gruppo ha iniziato a sfaldarsi e c’erano pochi podisti davanti a me. C’era vento e conveniva stare in gruppo, come mi ha insegnato Agostino. Poco davanti a me un runner di podismo e cazzeggio sembrava avere il mio stesso ritmo ed una volta raggiunto mi sono messa proprio in scia. Credo si sia accorto del mio intento egoistico: rimanere coperta dal vento. Abbiamo corso insieme fino allo stadio, dove c’era il passaggio dei 10 km e davanti a me ad un centinaio di metri i pace di 1h e 55”: si può fare ho pensato. Ho aumentato di poco il ritmo e all’uscita del giro di pista ho fatto il conto alla rovescia. Ormai conosco a memoria ogni passaggio di questa maratonina e mentalmente sapevo dove potevo permettermi di osare. Sapevo di dover arrivare fresca fino al 15° chilometro perché poi i vialoni del centro portano dritto all’arrivo. E allora ecco il  12° chilometro impreziosito dal pubblico che quest’anno fa il tifo e da una band che suona: quale miglior incoraggiamento?!? Mi guardo attorno e la maggior parte dei podisti che avevo a fianco sono rimasti indietro, ormai contava solo rimontare. Dopo qualche chilometro tento di agganciare i pace ma probabilmente anche loro avevano puntato ad incrementare sul finale e nonostante il cambio di passo non sono riuscita a prenderli, ma vederli avanti era uno stimolo per non mollare. Al 17° chilometro un’altra band allieta il passaggio ed il morale per me si è alzato ulteriormente: le gambe tenevano  e la testa ancor di più. Faccio due conti e se la matematica non è un’opinione sono di gran lunga sotto le 2 ore. Gli ultimi chilometri aiutano molto in questa gara, perché la maratonina passa per il centro e quest’anno la domenica ecologica ci ha risparmiato per giunta qualche insulto da parte  degli automobilisti. Sul  finale la voce di Agostino mi raggiunge prima che io riesca a vederlo: “vai Sere che sei la prima neo-mamma al traguardo!” . L’ultimo sforzo ed il traguardo non è mai stato così bello come quest’anno. È stato un attimo! Pensavo fosse impossibile tornare in forma così presto, riallacciare le scarpe e tagliare il traguardo di una mezza sotto le due ore: 1h56’10” real time, 1h57’13” tempo ufficiale, per la precisione. Solo un paio di minuti scarsi in più rispetto all’anno scorso. Come sempre la  corsa mi ha regalato tante soddisfazioni: ritrovare il mio passo, scrivere un’altra pagina di storia e non ultimo rientrare nei miei vecchi jeans. E mentre tutti si accalcavano al ristoro finale io avevo un altro ristoro che mi aspettava: la poppata delle 12 di Anna. Ed è proprio a lei che devo questo risultato, a lei che mi ha dato il tempo nel vero senso della parola per allenarmi, che mi ha motivato a correre più veloce per rientrare a casa prima, a lei che ancora  non lo sa ma ha reso ogni mia giornata ed ogni mia corsa ancora più speciale: grazie Anna! E non mi resta che augurarmi di poter indossare ancora i pettorali di Busto ed arricchire quelle che sono ormai pagine di storia.

Serena

Maratonina di Busto
Maratonina di BustoDic 2, 2014Photos: 4
 

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