Maratona del Santo. Tempo miracoloso…. ( … grazie Laura…. )

partenza21-4 2A 48 ore di distanza dalla conclusione della Maratona S.Antonio di Padova cercherò di tirare le fila di questa bella esperienza per farvi partecipi di quanto questa gara, ottimamente organizzata, mi abbia lasciato sia a livello agonistico che a livello personale.

Padova è una di quelle maratone di “seconda fascia”, cioè partecipate ma non troppo, che nel calendario delle maratone italiane si pone sotto le varie Roma, Firenze, Venezia, …. ma che per organizzazione, percorso, location e sensazioni che ti lascia, meriterebbe piu’ spazio nel calendario personale di ogni maratoneta/amatore. Si tratta infatti di una maratona da 1700/2000 iscritti, che pero’ , combinando anche mezza maaratona e stracittadine, raduna circa 20.000 persone in una giornata dove si respirano sudore e festa.

Siamo partiti da Milano il sabato mattina per arrivare all’ora di pranzo ( miracoli delle frecce-trenitalia ) ed immergerci subito nel clima agonistico: il villaggio maratona, anche se non troppo grande, è il giusto mix tra competizione ed antiagonismo ( birra & co….). La mia tensione a volte è visibile ( so di star bene e di poter far bene) a volte solo percettibile; a Milano, solo 15 giorni fa, il villaggio maratona mi emozionava decisamente di più, come immagino faccia ora con Serena, che ha preparato scrupolosamente questo primo appuntamento coi 42 km del 2013.

Si ritira il pettorale e poi, tra giro in città, messa per i maratoneti, ed una cena frugale ( immancabile il quartino di rossso… ) si va a letto in attesa della sveglia.

Il giorno della gara bisogna raggiungere la stazione dove l’organizzazione penserà a trasportarci alla partenza di Campodarsego. Qui si faranno i primi 30 km in una sorta di anello, per poi far rotta su Padova passando per la famosa “Via del Santo” ( pare che S.Antonio dopo averla percorsa sia arrivato a Padova e qui sia morto… ) ed arrivare a Prato della valle, la piazza piu’ famosa di Padova nonchè la più grande piazza d’Europa.

Alla partenza troviamo una bella pioggia ad attenderci e…. tristemente…. i cani anti bombe che annusano cestini e tombini: dettagli che ti fanno ripiombare al lunedi’ precedente quando la festa di Boston per qualcuno non ha avuto fine. Oggi si corre anche per loro.

Il pre-gara è abbastanza tranquillo e, dopo un buon riscaldamento, ci si mette in griglia. Parto abbastanza davanti, perchè qui i top-runner non sono molti, e per qualche metro riesco anche a vedere le gazzelle africane ( che pero’ alla fine dovranno cedere il passo al vincitore brasiliano… ). Nei primi km corro fianco a fianco coi pace-makers delle 3ore e 15minuti, il mio obiettivo di oggi, ma dopo aver preso decine di volte i palloncini in faccia ( con rimbombi da rimbambirmi) decido che forse è il caso di accelerare e correre qualche metro davanti. Siamo solo al 5° km, e qui faccio quello che oggettivamente ho inizialmente valutato “la caz…ta del giorno”: aumentare il ritmo e lasciare i pacer al loro ritmo. Stavo bene, correvo bene, mi sono detto: perchè no ? magari mi va bene, E se salto ? Amen. Cosi’ raggiungo un gruppetto di una quindicina di persone, con 2 accompagnatori in mountain bike, che stanno facendo da “scudieri” ad una runner che dopo, in albergo, identificherò con l’idolo locale della corrsa al femminile, Laura Galiazzo, padovana, runner di prima fascia. Il ritmo è sostenuto ( il primo passaggio cronometrico però è errato, non fatevi trarre in inganno dal sito… ) , quasi 10 secondi al km piu’ veloce di quello che potrei tenere, pero’ correndo cosi’ in gruppo i km passano in fretta. Anche dopo il decimo, quando la pioggia battente ed il vento contrario, poi laterale, inzuppano pantaloncini e canotta. Oggi, per scelta, “appesantita” anche dal lutto in memoria delle vittime di Boston. l passagio alla mezza mi fa temere il crollo (mio) : siamo sotto di olrer un minuto rispetto al mio personale di Reggio Emilia 2011, un tempo che ancora oggi non mi spiego come sia maturato…… Dopo la mezza il gruppetto si assottiglia, i “corazzieri di Laura”, dei quali ormai faccio parte, conta circa 15 unita’ ed il correre cosi’ stretti (anche per ripararsi dal vento ) ogni tanto fa toccare gambe e piedi con imprecazioni e scuse. Quello che mi guarda peggio è il “capo scorta” di Laura, un ragazzo di Chioggia del quale purtroppo non so il nome, ma che nell’economia di questa maratona dovrei annoverare tra i ringraziamenti nei miei personali titoli di coda per il ritmo che mi ha dato per tutti questi km. Dopo il 25° km il ritmo ormai è costante, siamo sempre sul 4m30s a km. Un ritmo folle, penso, pero’ le gambe girano bene, e correre vicino ad una donna riesce a calamitare un po’ piu’ di tifo del discreto pubblico che troviamo sulla strada che ormai fa rotta per la citta’ del Santo.Mi trovo, da (buon?) ragioniere, a fare conti matematici di che tempo poteri fare se “mollassi” adesso la compagnia degli “scudieri” e di Laura. Quando questi calcoli mi portano ad una proiezione di 3ore e 15minuti, il tempo che volevo fare, penso che si’ , dai , posso mollare e farmela tranquillo fno all’arrivo… ma siamo al 30mo km.. magari la tengo ancora per un po’. Nel frattempo il gruppetto si sta assottigliano. Oltre a me ed al ragazzo di Chioggia siamo rimasti in 4 o 5… mentre via via i km che ci separano da Prato della Vale diminuiscono. Siamo ormai al 35mo km , falcata meno lucida ma ritmo sempre costante…. ed i miei calcoli matematici cominciano a sorridere all’idea di un tempo che non mi aspettavo. Si’ , certo, per fare il personale dovrei tenere Laura fino all’arrivo, ma questa qui viaggia troppo, chi ce la fa ? Comincio a prendere 5/10 metri di distacco,poi mi rendo conto che del gruppo di “scudieri”, oltre a me ed al ragazzo di Chioggia non è avanzato piu’ nessuno…. cavalcavia del 39mo km… Laura rallenta ma ormai avevo deciso che provavo a tenerla ancora un po’….. cavalcavia che è fatale al ragazzo di Chioggia….. e allora io e Laura arriviamo insieme al 40mo km…. ormai è quasi fatta, mi dico, ma qui comincia un tratto in pave’ ( sconnesso) che mi farebbe correr male anche al primo km… figuriamoci alla fine. Laura incespica un po’… allora decido che posso andare, il mio “lavoro” è finito…. arriva la basilica del Santo, arriva prato della Valle… arriva lo striscione dell’arrivo. Con uno stupore che non mi avrebbe fatto scommettere neanche un euro il giorno prima abbasso il personale di un minuto e mezzo, ( il tempo di un caffe’…. ) e Laura arriva proprio dietro di me. Metà di questo piccolo piccolo record è anche merito suo, l’altra metà è della pazzia di averci provato e di aver capito che se non ci si prova non si puo’ capire qual’è il proprio limite.

Facco giusto in tempo ad andare in albergo ( fortunatamente attaccato all’arrivo) ed ho anche il tempo di incitare Serena negli ultimi suoi 200 metri. Non è del tutto soddisfatta del suo tempo ( voleva star sotto le 4 ore) ma dopo 2 giorni mi rendo conto che ho una moglie che, al di la’ del cronometro, in 2 anni si è fatta 5 maratone. E non è da tutte. Spero non sia gelosa di Laura, che di questo articolo sembra la protagonista, ma le dovevo un ringraziamento per la gara di oggi…

Partiamo da Padova ancora col maltempo, ma un arcobaleno nel viaggio ii ritorno ci fa pensare che qui ci torneremo presto…..

Arrivederci Sant’Antonio !

Agostino

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