Stramilano sotto l’acqua

“E anche questa è andata….” . Questo è stato il commento più gettonato del viaggio di ritorno dalla Stramilano di domenica del piccolo gruppo 5 Cascine che quest’anno ha voluto affrontare i km piu’ che mai bagnati del nostro capoluogo. Cosa c’è di bello nella Starmilano? Ci si alza in un orario decente ( la partenza è fissata per le 11…) , è vicina a casa, si corre in posti abbastanza conosciuti ( castello sforzesco, i bastioni etc etc ). Cosa c’è di brutto? Quest’anno il meteo…. ma lo si sapeva. Cosa c’è di migliorabile ? i vari servizi ( spogliatoi, docce, etc etc ) soprattutto quando piove.
Ma andiamo con ordine.

stramila_stramilano_2013_fotogramma_08Ci si sveglia la mattina presto, ma non troppo. Rispetto alle levatacce per altre maratone/tapasciate, questa è di quelle che ti permettono di prendertela con comodo. Ritrovo a Cislago con gli altri e poi , lasciando auto e speranze di non-pioggia a Saronno, si va in treno a Milano con un convoglio fatto praticamente solo da podisti. Arriviamo presto e questo ci permette di riuscire ancora a cambiarci nello pseudo-spogliatoio di 3metri per 10 allestito dall’organizzazione….. 7mila iscritti…. Hanno previsto pioggia da una settimana….. Forse un po’ piccolo, soprattutto oggi che le previsioni ci hanno preso in pieno. A vestizione ultimata ci mettiamo il provvidenziale sacco “indifferenziato” a protezione dell’instancabile pioggia e, direzione castello sforzesco, riusciamo a trovare un angolo asciutto e fare anche qualcosa che somiglia ad un riscaldamento. Poi tutti in griglia ( anarchia totale… ) e dopo il doppio sparo ( il primo probabilmente era da riferirsi ad un regolamento di conti tra bande rivali ) si comincia finalmente a correre. Anzi, sguazzare. I primi 2 km li ho fatti veramente come il peggiore dei riscaldamenti, con andate, ritorni, galleggiamenti, cambi di traiettoria… mi sono anche fermato nella prima aiuola libera per… beh avete capito….tanto che il mio passaggio al 5° km era inguardabile. Poi ho preso il mio ritmo e, nonostante il freddo, sono riuscito a distendermi bene e concludere in leggera spinta, pur con un crono finale “senza lode e senza infamia” , come si usa dire. Tra gli scorci piu’ intensi del tracciato mi piace pensare ai bastioni di porta Venezia: qui abitava mia mamma da giovane, qui venivo – da adolescente – con papa’ a vedere l’ultima tappa del giro d’Italia, qui mi ritrae la mia prima foto ufficiale durante la mia prima maratona ( 2004 ). Gocce di memoria dentro a gocce sull’asfalto. Dopo l’arrivo il solito delirio post gara di centinaia di persone da infilare in un budello di passaggio pedonale per poi riammassarle in attesa della propria borsa dietro transenne al limite del cedevole. E sotto l’acqua. Poi si ritorna al castello, nel nostro piccolo angolo di asciutto che ci permette di tirar le fila della nostra gara e scoprire che Paolo ha corso eccezionalmente veloce nonostante il meteo avverso , che per lui però sembra essere un buon amico.Walter e Giorgio confermano la loro buona predisposizione a queste gare mentre Alessandro, alla seconda esperienza sulla distanza, riesce a migliorarsi sperando che dopo il gelo e la pioggia possa -prima o poi – correre anche col sole.Si torna a casa un po’ soddisfatti ed un po’ infreddoliti. Ma anche questa è andata.Adesso mi aspetta la distanza regina, quella della Maratona, ma questo sara’ argomento di altri articoli. Voglio chiudere con una frase del grande Mennea che ho sentito sabato in radio e che mi ha fatto riflettere; a lui spesso è stato chiesto se per vincere bisogna essere perfetti. Lui rispondeva che nessuno puo’ essere perfetto, ma che bisogna ambire a dare il meglio di noi stessi, nella vita come nello sport.Un insegnamento scolpito come il suo record.

Ciao Pietro.

Agostino

strami

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