Giulietta e Romeo Half Marathon – Agostino

424593_3406503004914_1340086612_4700814_1267850355_nQuanti di voi mi conoscono sanno che questo per me è il periodo del “cambio”, cioè abbandono ( momentaneamente ) canotta e scarpette per riprendere quello che da sempre è il mio sport, il Ciclismo. Una decisione che quest’anno è stata presa un po’ in ritardo rispetto agli altri anni, perché il mio calendario personale, aperto con una “mezza” di rilievo ( Monza) non poteva che chiudersi che con un’altra mezza dal blasone ancor più grande: Verona. Devo dire che i giorni e le settimane precedenti l’evento ho molto pensato a questo stop con il podismo, vuoi perché quest’anno per me è andato benone ( 5 mezze maratone e 2 maratone finite, record personali sgretolati più volte ) vuoi perché quando devi prendere in mano la bici e vedi il termometro con ancora il meno davanti un po’ ci pensi e sei sul punto di ritardare il tutto.
Verona è stata bellissima, sia per il tempo fatto ( non avrei mai pensato di correre così veloce) sia per aver visto consolidarsi un movimento, quello delle 5 Cascine, che fino a 2 anni fa non esisteva nemmeno, e che grazie al contributo di tutti – compresi quelli che “semplicemente” corrono – sta facendo della nostra squadra una realtà viva di Cislago .

Ma il disgelo dei giorni precedenti Verona e questo caldo che fa capolino a fine febbraio hanno sciolto ( è proprio il caso di dirlo …) ogni ragionevole dubbio sul passaggio podismo/ciclismo e così da questo weekend ho ripreso per mano quello che da sempre è stato il primo amore: la bici.

Si potrebbe pensare che la condizione che ho tenuto nell’ultimo periodo mi abbia portato da subito a pedalare con scioltezza, ma posso assicurarvi che non è così: sono 2 sport che se da alcuni punti di vista ( la popolarità – intesa come sport di tutti – e, soprattutto , il sacrificio ) sono accumulabili, dal punto di vista dello sforzo non hanno grandi punti di contatto. Il primo weekend di bici , vuoi anche per una gastroenterite che si è manifestata dopo la seconda uscita, mi ha lasciato distrutto: roba da non aver la forza neanche di alzarsi a mangiare. Ma ormai so che è così: le bastonate col freddo servono a bastonare gli altri col caldo. Però lo sforzo psicologico di non mollare ora, che le gambe non “girano”, è proprio grande. Sì perché se da un lato sai che poi con gli allenamenti ti basterà un mesetto per tornare ad essere il ciclista dell’anno addietro , dall’altro ti confronti con l’ombra del podista di soli 7 giorni prima, e mettendo le 2 immagini allo specchio noti che le somiglianze sono proprio poche.
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Dopo 7 mesi senza salire su una bici ti senti come l’innamorato perso che ha aspettato a lungo di uscire con la più desiderata della classe, rimediandone una figura da 4 soldi. Ma la bici sa aspettare; sa che adesso deve darmi tempo per tornare ad essere l’amante di un tempo, e sa che questa sua pazienza sarà ripagata. Adesso lei viaggia sul velluto, io mi sforzo ma non ottengo. Lei sta in silenzio già sapendo dove arriverò. Io impreco contro vento chiedendomi perché non ci sono già arrivato. Le distanze si accorceranno, il feeling ritornerà . E allora sarà la passione a farci sentire complementari. Io e la bici, la bici e me.

E allora ben venga il disgelo, il vento contro , e questa voglia di bici che ( per fortuna ) tutti gli anni ritorna.

Agostino

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